Profondamente antifascista, Santino Bonfiglio, è stato sempre in prima fila nella lotta per un mondo più giusto. Nel suo impegno politico coerente, iniziato nel lontano 1960, non ha fatto mancare il suo apporto all’Anpi: all’ultimo congresso era stato eletto nel direttivo provinciale.
È scomparso in seguito a un improvviso aggravamento delle sue condizioni di salute; ancora dal suo lettino al Policlinico chiedeva notizie della cerimonia di scopertura della lapide dedicata dall’Anpi, dalla Cgil e dalla Uil a Giacomo Matteotti. Santino, storico militante della sinistra messinese e dei movimenti per la pace e per la difesa dell’ambiente, è stato una figura di riferimento per diverse generazioni di militanti e attivisti. Insegnante di lettere presso l’istituto A.M. Jaci di Messina, è stato fra i fondatori del sindacato scuola della Cgil, l’attuale Federazione dei lavoratori della conoscenza, e in seguito dei Cobas della scuola.
Politicamente attivo fin da quando aveva sedici anni, ha militato nel Partito socialista italiano e poi nel Psiup (Partito socialista di unità proletaria). Tra i fondatori della sezione messinese del Manifesto, Santino Bonfiglio è stato anche dirigente del Pdup, di Democrazia Proletaria e dei Verdi, fino all’approdo, nel 1999, a Rifondazione Comunista.
Ma soprattutto la sua è stata una presenza solida e appassionata in tutti i movimenti di lotta che si sono sviluppati nel territorio peloritano, dalle vertenze operaie degli anni ’60 e ‘70, alla lotta per la pace fino alle mobilitazioni contro il ponte sullo Stretto. Non solo la sinistra, ma tutta la città di Messina ha con lui un debito di riconoscenza, perché ha offerto per molto più di mezzo secolo un rigoroso modello di coerenza con i propri ideali. Quella di Santino Bonfiglio è una perdita enorme, ma anche un lascito esemplare per tutti quelli che hanno camminato insieme a lui, e sono moltissimi.