Piano Regolatore del Porto (PRP) di Catania: le posizioni dell’Ass. Volerelaluna nella conferenza stampa di ieri

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“Questo piano regolatore del porto è un’ode al cemento, e la sua logica è assolutamente anacronistica”. Possiamo in qualche modo riassumere così, grazie a questa frase dell’ing. Maurizio Palermo, le posizioni dei relatori intervenuti ieri, venerdì 21 febbraio, alla conferenza stampa indetta dall’Associazione Volerelaluna per illustrare i motivi della propria contrarietà al nuovo PRP della città di Catania.

Nel mirino delle critiche la procedura di assegnazione dei lavori, sulla quale anche l’ANAC – Autorità Nazionale Anticorruzione si è pronunciata negativamente; l’impatto ambientale di quest’opera, sul quale il Ministero dell’Ambiente ha espresso decine di rilievi; e il presupposto fallace da cui partirebbe la necessità della sua costruzione: una crescita del traffico marittimo ritenuta irrealistica.

Ad riunirsi presso i locali di via Battiato n°6 per dettagliare questi, e numerosi altri punti “critici” del PRP, sono stati diversi esponenti e componenti dell’Associazione cittadina organizzatrice dell’evento, coadiuvati da figure tecniche di spessore. Nello specifico, a partire dalle ore 10.30, si sono avvicendati gli interventi di: Franco Russo, per conto di Volerelaluna; dell’ing. Maurizio Palermo, dell’arch. Aurelio Cantone e di Paolino Maniscalco (già assessore nella Giunta Bianco). Sono poi intervenuti l’ing. Giuseppe Rannisi (della LIPU), l’arch. Gesualdo Campo, Milena Contento (consigliere comunale di Augusta) e la dott.ssa Giusi Milazzo. Andiamo a scoprire nel dettaglio le critiche mosse dai relatori nei confronti del nuovo piano regolatore del porto di Catania.

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Le anomalie procedurali del PRP

La prima grande contestazione riguarda il metodo con cui è stato elaborato e approvato il PRP. Secondo l’ing Mario Spampinato, il piano è stato portato avanti senza rispettare le procedure corrette. Come spiegato anche ai nostri microfoni:“Un PRP dovrebbe essere redatto solo dopo aver individuato l’area di intervento con un decreto ministeriale e un Documento di Pianificazione Strategica di Sistema (DPSS). In questo caso si è deciso di procedere direttamente alla regolamentazione di un’area senza che vi sia stata una vera definizione strategica.”

Inoltre, è stato fatto rilevare come il Consiglio Comunale non sia mai stato coinvolto nelle decisioni relative al PRP, che potrebbero segnare il futuro di un’intera area di Catania per ben 99 anni. Questo significa che le scelte strategiche sul futuro del porto di Catania sono state prese senza un coinvolgimento istituzionale adeguato e senza un vero confronto con la cittadinanza: escludendo di fatto il dibattito democratico.

L’impatto ambientale del nuovo Piano Regolatore del Porto

Ad illustrare alla platea dei presenti le possibili criticità da un punto di vista ambientale è stato l’ing. Giuseppe Rannisi della LIPU, Lega italiana protezione uccelli.

I rischi si concentrano nell’area della foce del fiume Acquicella, ricco di biodiversità e con un’importante funzione di fitodepurazione, già parzialmente compromesso dalla costruzione della darsena commerciale. Il nuovo progetto prevede di coprirne un’ulteriore parte e di spostare la foce più a largo. Un intervento che, a suo dire, stravolgerebbe l’ecosistema fluviale senza reali benefici.

Dal punto di vista normativo, Rannisi sottolinea che l’area è classificata come “tutela assoluta” nel piano paesaggistico, il che renderebbe illegittime le modifiche previste. Inoltre, denuncia incongruenze nella valutazione d’impatto ambientale: mentre in alcuni documenti si riconosce il valore ecologico dell’area, in altri tali aspetti vengono completamente ignorati per giustificare gli interventi.

Le logiche dietro il progetto

L’ultimo grande punto critico è stato sollevato da Paolino Maniscalco, che mette in discussione la logica economica e politica dietro il PRP.

“Sembra che il progetto sia pensato non per migliorare il porto, ma per creare appalti,” afferma. “Oggi le grandi opere si fanno non perché servano, ma perché generano appalti milionari. E questo PRP ne è la dimostrazione.”

Maniscalco evidenzia un problema chiave: il porto di Augusta, che dista solo 30 km da Catania, dispone di superfici otto volte superiori a quelle di Catania ed è ampiamente sottoutilizzato​.

“Perché continuare a congestionare il traffico a Catania quando ad Augusta ci sono spazi enormi inutilizzati? Spostare lì il traffico commerciale sarebbe logico, ma non genera grandi opere e investimenti milionari, quindi non viene nemmeno preso in considerazione,” denuncia Maniscalco​.

Le proposte alternative emerse dalla conferenza stampa

Nel corso della giornata, oltre alle critiche al nuovo PRP, sono emerse anche diverse proposte per effettuare sì dei lavori al Porto, ma in maniera differente.

Sul fronte ambientale, si propone di limitarne l’espansione, evitando la cementificazione della scogliera dell’Armisi e la deviazione della foce dell’Acquicella, puntando invece sulla riqualificazione delle aree già esistenti.

In alternativa alla costruzione di una darsena privata, si suggerisce anche la creazione di una grande passeggiata a mare per valorizzare la costa, come suggerito negli anni da diversi urbanisti.

Inoltre si propone di migliorare la mobilità portuale senza creare nuovi sottopassi: invece di realizzare un sottopasso veicolare sotto la rotatoria del Faro Biscari, che peggiorerebbe l’inquinamento e il traffico in centro, si dovrebbero studiare soluzioni alternative di viabilità, come percorsi dedicati per i mezzi pesanti che evitino l’ingresso in città.

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